martedì 12 gennaio 2010

Fra la via Emilia e il West.

Silenzio. La luce non filtra dalla porta. L' unica stanza illuminata è la mia. Mi muovo in cucina e mi rendo conto che la mia insoddisfazione non sarà soddisfatta. Il frigo è praticamente vuoto. A letto col languorino, sensazione insopportabile. E' così che solo ora mi accorgo delle quattro bottiglie d' acqua sulla libreria, gelosamente custodite da settembre, delle tende gialle, di un giallo-verde che diventa giallo-verde-squallido. Tre i libri alla mia sinistra, nessuno terminato e un quarto da iniziare. Parodia di questa vita, 3 libri che non riesco a finire e un quarto che spavaldamente mi propongo di iniziare. Il limbo degli indecisi, Noia. Sono saturo delle piccole cose, oppure ne ho perso definitivamente il gusto. E' un peccato. Trovare piacere nelle cose complicate, elaborate, non è esattamente la cosa migliore. Lo può essere, tuttavia. "Sciocca adolescenza, falsa e stupida innocenza, continenza, vuoto mito americano di terza mano.."...Il mio coinquilino non c'è. La solitudine, il solo suono delle dita sulla tastiera...sono i momenti che preferisco. Domani sarò di nuovo a casa, e non mi sveglierò sentendo la voce femminile "robotica" dell' autobus che passa sotto casa mia, "Linea "27A...". Domani salirò sul solito treno, nella solita cabina che mi ritrovo sempre piena di cinesi che scendono sempre tutti a Prato, sempre. E in quel treno puntualmente mi addormenterò, per la gioia tua, caro coinquilino. Ma ultimamente ho imparato a svegliarmi anche senza di te, non ci faccio caso, mi sveglio sempre nelle nostre campagne, nel nostro paesaggio, poi mi alzo, esco, e guardo fuori dal finestrino. Il sole che sta per tramontare e le colline che sanno di casa. La musica all' orecchio è sempre buona musica, e mentre scendo quei tre scalini che mi separano da terra, penso che, dopo tutto, questo andare e tornare mi piace...è un po'...."tra la via emilia e il west".